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Prefazione

 

Per voi, o Caspanesi, anche se emigrati in Roma o nelle Americhe, affinché siate solleciti a tutelare, a custodire, a venerare le memorie della vostra parrocchia, non solo per la riverenza che è dovuta alle sante cose ed al passato dei vostri maggiori, ma per il viatico d'amore, che esse affidano di generazione in generazione ai figli della stessa terra, queste pagine io scrivo. Più che una storia, vorrei mettervi come un quadro sotto gli occhi, dipinto insieme da Dio e dai vostri padri. Se io vi descrivessi solo l'opera degli uomini, isolata dall'opera di Dio, non direi che una parte della verità, pretendendo di dirla intera; non solleverei che un lembo della cortina, pretendendo nello stesso tempo farvi rimirare tutto un immenso quadro, che essa ricopre. 

Laddove quale spettacolo più magnifico e consolante, che toccar con mano la amorevol provvidenza di Dio, che non solo guida gli avvenimenti principali delle popolose città, ma anche quelli di una piccola parrocchia, sperduta fra le montagne, nella stessa guisa con cui Egli dà vita e bellezza non solo ai più pomposi fiori tropicali, ma anche a quell'umile violetta, che spande il suo profumo fra il verde lucente dell'erbolina novella, in qualche ignorata insenatura di un poggio! 

Per conoscer bene questa cara verità, che la fedele Misericordia di Dio riconfermò su queste contrade, bisognerà, nello sbozzare le vicende del piccolo villaggio rustico, non perder di mira quel filo d'oro, che tiene collegati gli avvenimenti più importanti e con forza e soavità li costringe ad orientarsi verso una fine prefisso, con l'ordine prestabilito. Un tagliapietre, che lavora dei macigni sul disegno di un architetto, non si rende conto del piano di insieme, se non quando l'edifizio è già eretto, del quale egli abbraccia con l'occhio le vaste proporzioni simmetriche e nel quale ogni masso occupa il posto destinatogli. 

Vi ha dei momenti, in cui pare che Dio non si ricordi più della parrocchia e lascia che eretici irosi ed avidi disfoghino impudentemente il loro mal talento; in quelle ore concesse alla potestà delle tenebre l'uomo nemico, cioè il ministro di Calvino, va gettando la zizzania in questo campo, dove poc’anzi coglievano si ubertosi manipoli di buon grano, e la gramigna con rapidità spaventosa vi si affolta, e frammezzo ad essa il rettile velenoso si nasconde e fa suo nido; allora piangono queste disgraziate contrade, come già un dì le vie di Sion; gemono i buoni, dolenti e mesti, in capo alle strade; vergini e spose desolate versando lacrime ardenti... Ma non pigliarne scandalo contro la Divina Provvidenza, o cortese mio lettore, e non fermare il tuo sguardo su slegati episodi, benché tanto tristi; non perder invece di mira quel filo d'oro, cioè abbraccia col tuo occhio insieme molti anni e vedrai a tempo opportuno, allorché tutto sembra perduto per la fede, quella arcana Provvidenza, che atterra e suscita, cambiar di tratto l'aspetto delle cose, e, servendosi dello zelo, della prudenza e della vigilanza dei parroci, ricondurre all'ovile le smarrite agnelle. 

Che se frammezzo a malattie epidemiche, che sì spesso imperversavano anticamente, uno di questi parroci non imita i begli esempi, dati in simili circostanze dai suoi antecessori, e si dimentica del più radicale dei doveri del buon pastore e, abbandonata la cura del gregge ai canonici della parrocchia, fugge altrove per salvar sua vita, oh! allora tu vedi la gran Madre nostra comune, al cui simulacro il popolo per tal fuga più afflitto si stringe costernato, mettendo nelle mani di lei ogni fidanza di misericordia e di soccorso, dal candido suo trono chinar lo sguardo e far cessare di tratto la mortalità e le febbri maligne. E tutti i parrocchiani sono sì persuasi, che Maria allora li ha salvati, che per render perpetua nella parrocchia tanto la memoria della grazia ricevuta quanto la riconoscenza alla celeste Benefattrice, fanno pubblico voto, con cui obbligano se stessi ed i loro discendenti in perpetuo, a celebrare, con elemosine da raccogliere ogni anno, la festa in onore della Vergine Madre di Grazie, che, dopo tanti anni, con bella pompa ancor solennizziamo, ogni quarta Domenica di Luglio. 

Questa consolante filosofia della storia di nostra parrocchia, o Caspanesi, scritta proprio per voi, povera gente senza studi, da chi per dovere guida le vostre anime e maneggia le vostre coscienze, e che voi nella sua sublimità potete, a preferenza dei sapienti del secolo, comprendere e valutare, perché Dio, secondo lo stile di sua provvidenza, rivela le sue verità agli umili e le nasconde ai superbi, vi faccia palpitar forte di gratitudine a Dio il cuore e amare questo bel tempio di San Bartolomeo, che è il segno visibile dell'alleanza, che univa a Dio i padri vostri, che fu testimonio di tante lacrime e di tante virtù e che, dove sarete lontani dall'Italia nostra, vi richiamerà alla mente la più nobile e la più sensibile immagine della patria. 

È se qualche vantaggio spirituale acquisterete, leggendo queste pagine, fate una preghiera per quel meschinello, che non fu mosso a vergarle da altra brama, che da quella di farvi migliori. 

È siano qui rese pubblicamente grazie ai molto reverendi sacerdoti dottor Pietro Caccia, professore del seminario teologico di Como, e Silvio Girola, parroco di Muronico, per gli aiuti prestatimi nella compilazione del presente lavoro; come pure all'egregio geometra signor Ruffini di Morbegno, per avermi fornito le fotografie del quadro di San Giovanni, del trittico di Santa Maria Maddalena, della tela rappresentante la beata vergine Immacolata e della statua con trono di San Bartolomeo.

 

L'autore

   

Libri e fonti storiche consultati: 

 

Dissertazioni critiche storiche intorno alla Rezia sia di qua delle Alpi, ecc. dell'abate Saverio Quadrio; 

Storia della Città e Diocesi di Como di Cesare Cantù; 

Storia della Valtellina, ecc. dell'avvocato Giuseppe Romegialli; 

Archivio parrocchiale di Caspano

Documenti e pergamene dei conti Paravicini di Morbegno.